Che differenza c’è tra scusarsi e riparare?

Numerosi psicologi che oggi stanno contribuendo in modo significativo a ridefinire la responsabilità dei genitori nei confronti dei figli alla luce di tutto quello che le neuroscienze ci hanno rivelato sullo sviluppo cognitivo di bambini, concordano del dire che la cosa più importante che un genitore deve imparare a fare è riparare quando commette un errore nella relazione con la figlia o figlio (un piccolo sopruso, un'esplosione di rabbia, un commento giudicante o aggressivo).

Ma cosa significa esattamente ripare? E in che modo ripare è diverso da chiedere scusa?

Scusarsi ha lo scopo di lasciarsi alle spalle una situazione spiacevole o un errore.

È un gesto importante, eppure la sua portata può essere limitata (come vedrai nell'esempio qui sotto).

Riparare ha lo scopo in qualche modo di modificare l’impatto di un evento passato, liberando l'altra persona dal senso di inadeguatezza che il nostro errore può aver generato. Lo si fa attraverso la connessione, la presa di responsabilità e la costruzione di una nuova narrazione su ciò che è successo.

Ti faccio un esempio.

Un genitore di una donna ormai adulta si accorge, guardando la figlia divenuta a sua volta madre giocare con i suoi bambini, di non averle mai prestato quel tipo di attenzione o dedicato quel tempo.

Se vuole scusarsi, questo genitore potrà dire: “Guardandoti giocare con i tuoi bambini mi accorgo di non avere mai fatto lo stesso con te. Mi dispiace, scusami.”

Le scuse sono l’ammissione di un errore, o un torto (intenzionale o meno). Quello che viene chiesto è di essere perdonati.

Se lo stesso genitore volesse invece riparare potrebbe dire: “Guardandoti giocare con i tuoi bambini mi accorgo che a volte da bambina devi esserti sentita un po' sola. Non ce lo hai mai fatto pesare ma sicuramente ti è mancata un po' di attenzione e di compagnia. Vorrei averlo saputo prima. Sei sempre stata una bambina allegra e propositiva, sarebbe stato divertente giocare con te. Che bello che tu riesca a farlo con i tuoi bambini anche se noi non lo abbiamo fatto con te.”

Qui il genitore dà alla figlia, non chiede nulla per sé. Se la figlia in qualche momento della sua vita ha pensato “nessuno vuole giocare con me, forse mi trovano poco interessante” il nuovo racconto va a correggere questa falsa credenza.

Ti faccio un altro esempio, questa volta prendiamo mamma e figlio di 8 anni.
Cosa è successo: la mamma ha accusato il figlio di aver perso un libro, dicendo che non sta mai attento e che non si prende cura delle sue cose, salvo poi ricordarsi che il libro lo aveva preso lei per fotografarlo e mostrarlo a una sua amica.

Ecco come potrebbero suonare le scuse: “Amore, mi dispiace tanto. Ieri ti ho accusato di aver perso il libro, e ho detto che non stai mai attento e che non ti prendi cura delle tue cose, ma mi sono ricordata che l'ho preso io per fotografarlo e mostrarlo alla mia amica. Non avrei dovuto parlare così, l’errore è stato mio, perdonami."

E questa invece sono scuse più riparazione: “Amore, mi dispiace tanto. Ieri ti ho accusato di aver perso il libro, ma mi sono ricordata che l'avevo preso io per fotografarlo e mostrarlo alla mia amica. Ti ho detto delle cose che non avrei dovuto dire perché non sono vere: non è vero che non sei attento, sei molto sensbile e ti accorgi quando i tuoi amici sono un po’ tristi. E poi ci sono un sacco di cose ti cui ti prendi cura, per esempio non devo ricordarti mai di fare la tua cartella, cambi la sabbietta del criceto tutti i weekend e sei molto affettuoso con il piccolino di Antonella quando vengono a trovarci. Quello che ti ho detto ieri era ingiusto e forse ti ha ferito, mi dispiace. Anche se avessi perso il libro non ti saresti meritato di essere trattato così. E invece sono stata io ad essere totalmente sbadata. Mi dispiace voglio proprio smetterla di dire cose a caso quando mi arrabbio, non è così che si fa.”

Questo testo è un estratto da Riflettiamoci - la newsletter del genitore consapevole: puoi leggerla per intero qui.

Avanti
Avanti

Storie di procreazione